Il parto naturale

Il parto naturale:
dai primi dolori alla sala parto

Quando si avvicina il momento del parto, il collo dell’utero inizia ad accorciarsi. Questo processo avviene in genere intorno alla 38esima settimana e l’accorciamento è dovuto alle contrazioni preparatorie. Ovviamente, si tratta sempre di date indicative, che possono variare di qualche settimana e in base al fatto che si tratti del tuo primo figlio o tu abbia già vissuto questa esperienza.

Il parto si avvicina:
riconosci i segnali

Esistono tre segnali che ti avvisano del fatto che il tempo di gestazione sta arrivando alla conclusione:

  1. Il periodo prodromico: nei giorni precedenti potrai notare la comparsa di dolori simili a quelli mestruali, l’utero si sta preparando e aumenta lo stimolo a urinare.
  2. Il distacco del tappo mucoso: spesso viene espulso con l’orinazione e può contenere lievi striature di sangue. Di consistenza gelatinosa, è il tappo che chiudeva fino a quel momento il collo dell’utero. Non è doloroso e alcune donne spesso non lo notano.
  3. Il travaglio: prevede contrazioni dolorose, a distanze di tempo regolare e sempre più ravvicinate, che preparano l’utero all’espulsione del feto.

Episiotomia: cos’è e quando serve

L’episiotomia è un piccolo intervento chirurgico eseguito nel momento del parto: si tratta di un’incisione sulla parete vaginale e sui muscoli del perineo con lo scopo di favorire la fuoriuscita del feto evitando lacerazioni dei muscoli intorno all’ano. Oggi la comunità scientifica non è concorde sull’utilità di questo intervento che fino a una decina di anni fa era eseguito sistematicamente per tutti i parti naturali. Si riscontra, infatti, come le ferite abbiano spesso tempi di cicatrizzazione molto lunghi e la ripresa delle normali funzioni biologiche e sessuali sia rallentata dall’attesa della completa sutura. Un’eventuale lacerazione, in alcuni casi, ha tempi di ripresa più brevi.

In ogni caso, i chirurghi usano questa tecnica quando la testa del neonato è troppo grossa, quando è podalico, o quando i muscoli perineali della madre ostacolano il parto.

Lo sapevi che?

L’epidurale è un diritto:

 dal 2012 è entrata a pieno titolo nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza).

L’anestesia in fase di travaglio è garantita negli ospedali pubblici giorno e notte, ed è gratuita.

Epidurale:
partorire senza dolore

L’epidurale è un’anestesia locale praticata alle donne in fase di travaglio se non riescono a sopportare il dolore o hanno deciso di vivere con maggiore coscienza la nascita del bambino. Si tratta dell’introduzione di un anestetico sui nervi che ricoprono la membrana intorno al sistema nervoso centrale, conosciuta come “dura madre”, che addormenta i muscoli del bacino.

Quando farla: puoi decidere di eseguire l’epidurale anche nella fase finale del travaglio, perché è praticabile finché il collo dell’utero non raggiunge una dilatazione di sei, massimo sette centimetri. I dolori del travaglio si attenuano nell’arco di un quarto d’ora.

Perché molte donne la scelgono: non è solo la paura del dolore che può spingerti a richiedere l’epidurale, ma anche il desiderio di un parto più “rilassato”, oltre al fatto che annulla la sofferenza di un’eventuale lacerazione o dell’episiotomia. Soprattutto se sei al tuo primo figlio, ti consigliamo di non escludere la possibilità di questa soluzione. Parlane con il ginecologo che ti seguirà nel parto: ti metterà in contatto con un anestesista in grado di intervenire anche all’ultimo momento con tutti i controlli del caso precedentemente svolti (possibile presenza di allergie, malattie neurologiche, disturbi della circolazione).

Come avviene: se decidi di ricorrere all’epidurale interviene l’anestesista che ti fa sdraiare su un fianco e ti esegue una puntura sulla schiena inserendo l’ago tra due vertebre fino a raggiungere lo spazio epidurale che avvolge il midollo. In seguito inserisce un catetere nell’ago, estrae quest’ultimo e, attraverso il catetere, arriva l’anestetico che addormenta i nervi situati sul piccolo bacino.